IL MEDICO DELLA SEDIA ACCANTO

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Decenni dopo i giorni dell’università e dell’ospedale, quando erano stati prima allievo e docente, poi giovane medico e primario, i due si ritrovano seduti allo stesso tavolo.

«Senta professore», racconta Raffaele Fiore, per il quale l’ex primario era prima di tutto ancora l’insegnante di un tempo, «sa che lei trentacinque anni fa mi ha dato una lezione straordinaria?

Era arrivato in ospedale un fumatore incallito con un gravissimo carcinoma della laringe e lei l’aveva operato. L'intervento era stato lunghissimo.

Ricordo che, a un certo punto, io, esausto, non avrei saputo come chiuderlo, ma lei aveva detto: “Due ore e abbiamo finito”. Ma non è questo il punto.

Quando il paziente era venuto per conoscere la diagnosi e si era seduto di fronte a lei, lei, professore, aveva subito preso la sedia e l’aveva portata accanto a quella dell'uomo.

Poi, mentre noi presagivamo la triste comunicazione di una prognosi che lasciava pochi mesi di vita, lei, mettendogli una mano sulla spalla, gli aveva detto: “Ci è capitata una brutta tegola in testa, ma vedi questi medici qui intorno? Faranno tutti del loro meglio per ridarti la voce e riportarti a casa. Dimmi: cosa ti piace fare?” 

“Andare in bicicletta”.

“Bene. L'intervento non è facile, ma noi faremo proprio il massimo per farti tornare in sella perché tu, per noi, sei prezioso”.

Lei, professore, intuendo che quell’uomo semplice avrebbe faticato a orientarsi fra termini complicati, lo ha confortato. Non gli ha nascosto la realtà, ma gli ha evitato la solitudine e lo smarrimento. Gli ha dato speranza».

Il primario, che non ricordava quell’episodio, non poteva presagire la sorpresa finale.

«Sa, professore, che non più tardi di un anno fa, affacciandomi alla finestra di casa, ho visto proprio quell’uomo passare in bicicletta?

A quel punto l’anziano luminare si è alzato in piedi: “Dài Raffaele, diamoci del tu. Abbracciami”. E, in quella stretta immensa, mi sono ritrovato in lacrime».

Questo racconto è una carezza al cuore. La medicina non dovrebbe cominciare proprio da una mano sulla spalla, da una vicinanza autentica, da ruoli che non creano distanza e, soprattutto, da parole piene di vita?

Il dottor Fiore, insieme ai fisici Federico Faggin e Guido Paoli, è stato relatore al convegno «Le cause profonde della guarigione» organizzato da Donata Lombardi per Humana Medicina (Hum Med), la rete euromediterranea per l’umanizzazione della medicina.

Hum Med, sotto la guida di Rossana Becarelli (medico, antropologa e filosofa della scienza), promuove l’inserimento dell’arte, della filosofia e delle discipline umanistiche nei percorsi terapeutici, affinché la cura non sia soltanto tecnica, ma anche ascolto e sostegno della persona nella sua interezza.

Mi chiedo: non dovremmo essere anche noi una trama di cuori che sa quanto la vita dell'altro ci riguardi da vicino?

Quando un dolore arriva, infatti, non desideriamo tutti la stessa cosa?

Qualcuno che ci si sieda amorevolmente accanto per il tempo necessario a ritrovare la strada, qualsiasi essa sia e ovunque voglia condurci?

Non sentirsi soli, ma preziosi per qualcuno: forse è questa la pace lieve di una bicicletta che ancora attraversa, in silenzio, il pomeriggio della vita.

 

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