L'INGANNO DEMOCRATICO DELL'ANAGRAFE

 Ti leggo l'articolo

 

Attorno al tavolo, i bicchieri di cristallo riflettevano le luci morbide della sera. Gli amici chiacchieravano allegramente.

Al momento di scegliere il nettare per il brindisi, la conversazione cambiò densità e vidi un uomo stimato, un professionista che decide il destino di numerose aziende, raggelarsi solo perché la maggioranza aveva preferito un rosso fermo alle sue bollicine.

In quel preciso istante, il tempo si accartocciò e il manager di successo lasciò il posto a un bambino di sei anni rimasto solo nell’angolo del cortile perché nessuno voleva giocare alle sue regole.

L’anagrafe è un inganno democratico: regala gli anni a tutti, ma non fa sconti sulla maturità. Siamo convinti che l’età adulta sia un traguardo automatico, una linea d’ombra che si attraversa accumulando candeline sulla torta.

Osservando i capelli imbiancare, pensiamo di essere cresciuti mentre, spesso, siamo solo incanutiti.

Il mondo, infatti, è popolato da fanciulli di cinquanta, sessanta, settanta e finanche ottant’anni.

Persone che guidano auto costose e firmano contratti importanti, ma gestiscono le frustrazioni e i traumi con i medesimi strumenti emotivi che avevano ai tempi delle elementari.

Il decadimento fisico è un processo biologico, passivo, persino pigro. Basta lasciar scorrere i giorni e il corpo fa tutto da solo.

Crescere, invece, è un atto di insubordinazione spirituale.

La vera evoluzione dell’individuo richiede uno sforzo deliberato, un impegno quotidiano e il coraggio indomito di guardarsi dentro.

Diventare adulti significa smettere di cercare colpevoli fuori di noi, rinunciare al ruolo comodo di vittime del passato e iniziare a prendersi la totale responsabilità delle proprie azioni e reazioni emotive.

Pensando all’uomo imbronciato per la scelta della bottiglia, mi chiedo: io, come sono messa? Mi accorgo quando mi muovo nel mondo da irrisolta o lo nego proclamandomi evoluta?

Due passi e saremo in agosto, il cuore pulsante dell’estate, il confine invisibile che ci ricorda che un altro anno è scivolato via; eppure il vero viaggio non consiste nel collezionare stagioni, ma nello svegliarci dal sonno dell’automatismo.

Significa accorgerci di quando reagiamo attraverso la vecchia ferita d’infanzia e scegliere di agire con la saggezza del presente.

Maturare, in fondo, somiglia al segreto del buon vino: non è solo questione di clessidra che scorre, ma di quanto buio e silenzio si sa abitare per trasformare l’asprezza in profumo.

Solo quando smettiamo di agitarci per l’urto delle cose iniziamo a elaborare il dolore, lasciando che la forza del perdono sciolga l’acredine dei vecchi rancori.

E allora, come un rosso antico che ha finalmente respirato, l’anima si concede il lusso di farsi morbida, rotonda, capace di accogliere la vita per quella che è, lasciando che le ultime gocce della sera profumino di pace.

In attesa di ritrovarci il 5 settembre, alziamo i calici e assaporiamo il gusto pieno di quel periodo sospeso chiamato estate utilizzandolo, oltre che per invecchiare (privilegio dei vivi oltre che dei vini), anche per maturare, possibilmente con la velocità di un buon Merlot di Bolgheri e non con le ere geologiche di un aceto balsamico DOP.

Cin cin!

#25 luglio 2026
#GiornaleDiBrescia

LIBRO ARTICOLI 2020 - 2025