
IL CARRELLO DELLE IDEE PAZZESCHE
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Giorno uno.
Lia ha il cellulare incastrato fra l’orecchio e la spalla mentre, discutendo con la commercialista, sistema la carta di credito nel portafoglio avanzando al contempo con il carrello della spesa verso l’auto. Un vucumprà le si avvicina sostituendosi a lei nella spinta.
Lia non gli presta attenzione, apre il portellone della monovolume e, mentre impreca al telefono per le esagerate tasse da pagare, si ritrova la spesa caricata nel baule; terminata la chiamata sbatte la portiera e si dirige furente verso la pensilina dei carrelli.
«Tu dare me?» dice l’uomo che la sta seguendo.
«È solo un gettone» sbraita lei mostrandogli il disco di metallo estratto dal carrello.
«Tu dare qualcosa per mangiare?»
«Non ho niente, uso solo la carta» strilla.
«Io aiutare te».
«Grazie, ti dico grazie!» grida Lia mentre si allontana con lui che la pedina insistendo: «Io aiutare, tu aiutare».
«Senti, nemmeno ti avevo visto e poi - le viene una frase poco felice - tu le fai le ricevute?»
«Cosa?»
Lia scandisce e mima la frase: «Se io dare soldi a te, tu fare ricevuta a me che io scaricare?»
«Io caricare spesa, tu scaricare?»
«Vai, vai, che non è giornata!» taglia corto lei salendo in macchina.
Giorno due.
L’uomo all’ingresso del supermercato con il cappellino da Babbo Natale saluta Lia che, veloce, abbassa lo sguardo. All’uscita lui la tallona fino alla macchina. «Senti - fa Lia - sono quella di ieri che non ha soldi e nemmeno la moneta nel carrello».
«Io avere ricevuta».
«Cosa?»
Il vucumprà estrae dalla tasca un blocco a quadretti, strappa un foglietto e glielo consegna. È scritto a mano con tanto di intestazione completa di indirizzo a nome «Abdul Obasanjo» e, subito sotto, “Libera donazione € 2”.
Lei strabuzza gli occhi: «E sarebbe?»
«La ricevuta».
«Non ci posso credere, complimenti!» sorride tirata Lia scuotendo la testa mentre apre il baule e sistema i sacchetti della spesa che Abdul le passa. «Tu dare due euro?»
«Ho solo la carta di credito e non so neanche per quanto tempo mi faranno credito, fra l’altro! Ma sai quante tasse paghiamo noi? Ma sì, a te che importa» borbotta mentre si allontana denegando con il capo.
Giorno tre.
Ancora supermercato. L’uomo saluta la donna con fare gioioso. «Va bene a lui» pensa Lia tuffandosi trafelata nelle corsie affollate di frenesia natalizia. All’uscita trova Abdul vicino alla macchina. Lo fissa sbuffando: «Tu proprio non capisci».
«Io capire: tu solo carta».
«Bravo! E allora perché mi segui?»
L’uomo apre un sacchetto stinto di tela ed estrae un lettore per carte di credito. Lia è stupefatta. «Carta o bancomat?» chiede lui con sguardo furbo.
La donna balbetta: «Tu… tu sei pazzesco!»
«Ieri con ricevute guadagnare cento euro. Oggi avere quello - Abdul punta il dito verso un cartone da uomo sandwich alto come lui - e guadagnare molti soldi perché tutti ridere e volere selfie con me».
Sul cartello scritto a caratteri cubitali si legge: “Accettare carte di credito. Fare ricevuta” e, sul retro, “Sconti natalizi”.
Lia, ammutolita, resta lì paralizzata, avvolta e sconvolta da un’unica idea: «Lo assumo? No. Mi conviene venire qui a lavorare con lui».

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