
FINIAMOLA CON IL BANALIZZARE I NOSTRI GIORNI
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Ha la marcia della rabbia sempre innescata Amir, e non può farci nulla perché, quando si sveglia al mattino con il corpo in folle, non si rende conto che l’ira è già lì pronta a mettere la prima. Alla prima occasione.
Se ne fosse consapevole potrebbe imparare a dominare il proprio temperamento permettendo alla sua potenzialità di prevalere nel bene come nel male, scrive Norbert Glas nel quasi introvabile libro «I quattro Temperamenti».
Il rischio per chi non riesce a mantenere salde le redini del proprio essere melanconico, flemmatico, sanguinico o collerico, continua Glas, è di subire passivamente il proprio temperamento senza sfruttarne le potenzialità.
Amir è un collerico e il rancore che gli scorre nelle vene si placa solo quando sta male; è allora che diventa mite e che, spogliatosi dell’armatura collerica, manifesta la meraviglia che è.
Ricordo un giorno in cui la paura gli fece temere la morte imminente: in quel momento le sue parole furono di una bellezza e profondità commoventi. In lui c’erano comprensione e dolcezza, richieste di perdono e il rammarico di non essere riuscito ad elevare l’anima come avrebbe potuto se si fosse giocato la partita diversamente.
Man mano che parlava si alleggeriva come per prepararsi ad incontrare, secondo gli antichi egizi, il dio Anubi che lo avrebbe guidato in paradiso se il peso del suo cuore non fosse stato superiore a quello di una piuma.
L’autunno che stiamo vivendo, con gli alberi che si spogliano delle chiome, ci mostra quanto vitale sia, prima del grande valico, affrancarci dal giogo rinsecchito e gravoso delle ferite passate per liberarci da un comportamento incatenato fatto di azioni e reazioni automatiche e, sul finire della clessidra della vita, di lacrime di coccodrillo. 
Siamo qui per viaggiare leggeri e questi giorni di tinte accese, con il loro prepararci all’inverno dell’esistenza, ci insegnano come sganciare il seccume sia indispensabile per far emergere la nostra congenita essenza d’amore (amore, a-mors, assenza di morte).
Finiamola, quindi, con il banalizzare i nostri giorni arrabbiandoci e mentendo a noi stessi per le solite questioni come se le possibilità per sistemare gli irrisolti fossero illimitate!
Le foglie cadono e prima o poi finiscono «come le tue ore - sembrano sussurrare - Non lasciarti sorprendere dall’inverno dell’esistenza.
Impara a conoscere i limiti del tuo temperamento e sfruttane le potenzialità.
Fluisci a cuor leggero e con spirito di servizio affinché, quando sarà, il tuo ruscello d’amore possa dolcemente sfociare nell’oceano dell’Amore e tu non debba sperimentare il doloroso strappo mortale proprio di chi si alimenta di materia, livore ed egoismo.
Guardalo il piacere silenzioso della natura che cambia colore in questa stagione-occasione di trasformazione. Lascia andare anche tu i fardelli che custodisci nell’anima. Ogni capello che perdi è un pezzo di vissuto che saluti e ringrazi.
Non farlo solo per te ma anche e soprattutto per non lasciare zavorre, foglie secche e insoluti in carico a discendenti e familiari. Qualcuno deve pur avere il coraggio di spezzare le catene con la forza della verità e del cambiamento.
Perché non proprio tu? Perché non proprio ora?»
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#15 novembre 2025
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