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Non avrebbe mai pensato che sarebbe stato in ospedale il giorno del suo venticinquesimo compleanno, Daniel, ma l’alcol che gli scorreva nelle vene l’aveva fatto correre a rotta di collo sullo sterrato di montagna e l’ultimo ricordo che conservava, era quello della ragazza sul sellino posteriore della moto con il seno compresso contro la sua schiena. Poi il vuoto e il risveglio notturno qualche giorno dopo in un letto d’ospedale.

Tutto era immobile mentre Daniel apriva gli occhi; la sua mente, annebbiata e calma, era incapace di ricordare cosa gli fosse



successo, così come di riconoscere il luogo dove si trovava. Il silenzio era interrotto solo dai suoni metallici dei monitor e dai passi leggeri dell’infermiera, mentre lui ancora non sapeva che due delle sue vertebre si erano spezzate e che le sue gambe non sarebbero più state in grado di calpestare la terra.

L’incidente aveva sezionato in due il suo corpo e la sua esistenza che da allora sarebbe stata un prima e un dopo quell’istante che gli aveva portato via un pezzo di sé. Di colpo tutto era cambiato, per fortuna.

Sì perché quel prima apparentemente esaltante con le numerose competizioni sportive, le donne da consumare, le nottate annebbiate dall’alcol e dal fumo, lo aveva appagato senza riuscire, tuttavia, a colmare il vuoto che lo abitava.

E allora aveva dovuto ogni giorno alzare l’asticella dello sballo e del pericolo e più l’aveva alzata, più il vuoto lo aveva inghiottito allontanandolo inesorabilmente dalla Vita con la “V” maiuscola.

Ho conosciuto Daniel cinque anni dopo quel giorno, lui e la vivacità del suo sguardo. Daniel non è solo bello, è un ragazzo pieno di vita; insegna ping pong a chi ha avuto un appuntamento con il destino simile al suo, scia, gioca a tennis, vive con entusiasmo la sua storia d’amore, esce con gli amici, va per boschi, ama dormire da solo in tenda sulla spiaggia, studiare biologia e anatomia, approfondire la scienza dell’alimentazione e le proprietà delle erbe medicinali.

Adesso Daniel è un appassionato della vita, uno che ama penetrarne i misteri, scoprire i giochi della mente e sperimentare la meraviglia dell’affidarsi con fiducia al cuore. Quel vuoto che lo spingeva a strafare si è colmato e il suo onorare la vita con i tanti interessi non è più un bisogno, ma un rendere grazie.

Io con Daniel ho solo un problema: quando ci troviamo, immancabilmente ci dimentichiamo della sua paraplegia con annessa sedia a rotelle, finendo per ritrovarci in situazioni ridicole e scoprendo ogni volta che l’unico limite è quello che esiste nella nostra testa perché, alla resa dei conti, si può benissimo prendere una seggiovia e raggiungere la vetta di una montagna anche in sedia a rotelle.

Daniel è diventato un dono per tutti, la sua capacità di vedere la bellezza ovunque è contagiosa, la sua mente frizza di nuove idee, l’entusiasmo illumina il suo volto. E poi sorride spesso e non solo; lui ringrazia per quello che ha, occhi sani affacciati sul mare della sua Sardegna, braccia forti per stringere gli amici, una mente lucida per dedicarsi ai suoi studi e un cuore grande che non smette di amare la vita e di cogliere il dono di ogni alba portatrice di nuove opportunità.