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IL TRUCCO (leggi o ascolta QUI)

A Marco venne in mente all’improvviso in un giorno pieno di nebbia, il trucco.

Gliel’aveva insegnato Davide, il suo compagno di banco delle elementari, quello con i capelli rossi.

Il trucco serviva per non soffrire e a Davide, che aveva un padre violento, aveva salvato la vita.

Era semplice: il mattino, appena sveglio ma ancora con gli occhi chiusi, Davide immaginava un’armatura di ferro impenetrabile calare dal soffitto e stringersi attorno al suo corpo, sentiva i “clack clack” delle fibbie che si allacciavano dopo le quali arrivavano i calzari, anch’essi di pesante lamiera e, infine, l’ultimo pezzo, il casco integrale che gli proteggeva la testa e permetteva di vedere attraverso una griglia.

Lì dentro, lui era al sicuro.
Le urla di suo padre, gli insulti e le cinghiate, colpivano la corazza ma a lui arrivavano attutiti.

La sera, steso sul letto prima di addormentarsi, Davide immaginava i “clack clack” dei ganci che si staccavano e vedeva la corazza sollevarsi fino al soffitto insieme ai calzari e al casco; prima di abbandonarsi al sonno spalancava sempre gli occhi per controllare che non si fosse mossa.

Aveva provato all’inizio ad addormentarsi senza togliersela, ma poi non l’aveva più fatto perché, con l’armatura addosso, non riusciva a sognare.

Davide e Marco non si erano più visti ma quel giovedì di novembre, quando a Marco cadde addosso il mondo, prima di restare schiacciato sotto il peso della sconfitta, Marco si ricordò del trucco dell’amico e, velocissimo, immaginò un’armatura nuova di zecca stringerglisi attorno.

Grazie alla corazza riuscì ad affrontare banche e fornitori, umiliazioni e tradimenti perché lì dentro lui era al sicuro. Non se la sfilava mai. Nemmeno di notte.

I giorni passarono, Marco tenne botta in mezzo alla tempesta e a sera, quando rincasava, i suoi bambini accorrevano a salutarlo saltandogli al collo mentre la moglie premurosa gli preparava la cena, non mancando di accendere una candela sul tavolo.

L’anno successivo Marco era ancora nella stessa difficile situazione, l’armatura portava i segni dei colpi ma, pur con le ferite, era ancora solida; i figli e la moglie, invece, gli sembravano diversi.

Passarono altri cinque anni, Marco trovò un lavoro ben retribuito che lo appassionava e, sempre trincerato dentro l’armatura, iniziò a risalire la china; i figli e la moglie, pur fisicamente presenti, erano ormai lontani.

La grande sorpresa di Marco fu incontrare, ad una riunione di lavoro, il responsabile della produzione con i capelli un po’ grigi e un po’ rossi: Davide. Dopo un commosso abbraccio, i due amici si ritrovarono a cena a parlare di futuro, di passato e di corazze.

Davide era uscito dall’armatura ed era rinato scoprendo colori, sentimenti ed emozioni nuove; era successo in un momento che ricordava benissimo, quando il suo cuore congelato e timoroso di amare, aveva rischiato di perdere una donna speciale: era allora che, grazie al coraggio indomabile dell’amore, la corazza si era frantumata e lui era tornato libero.

Marco, invece, mentre la vita passava, i genitori morivano, i figli crescevano e la moglie coltivava nuovi interessi, aveva preferito restare ancora rinchiuso dentro la sua gabbia perché lì dentro, lui, era al sicuro.

E i sogni?
Quelli mancavano e se arrivavano erano incubi, ma dopo tutto si trattava solo della notte mentre la vita, quella vera, succedeva di giorno… si raccontava Marco.

#biancabrotto