#Ripartire senza un pezzo di sè

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    GIORNALE DI BRESCIA
    LA BELLEZZA NEL QUOTIDIANO

    Arrendersi a quel che comunque arriva (10.4.21) ... leggi

    Pasqua significa passare oltre (3.4.21) ... leggi

    La scienza dei miracoli dipende da noi (27.3.21) ... leggi

    Domani è primavera. Celebriamo! (20.3.21) ... leggi

    Una risata per la terapia del buongiorno (13.3.21) ... leggi

    La realtà oltre la tenda dell'illusione (6.3.21) ... leggi

    Non è mai troppo tardi per la tenerezza (27.2.21) ... leggi

    Abbiamo bisogno di esser visti per sentirci vivi (20.2.21) ... leggi

    Contornarsi di bei fusti fa vivere meglio (13.2.21) ... leggi

    Chi siamo dietro la maschera che indossiamo? (6.2.21) ... leggi

    La pace di chi è sfiorato dalla carezza di Dio (30.1.21) ... leggi

    Una mente distratta è una mente infelice (23.1.21) ... leggi

    L'inverno non è morire, è attesa di primavera (16.1.21) ... leggi

    Far dei giorni a venire un capolavoro del cuore (9.1.21) ... leggi

    La giostra della vita e il bilancio del cuore (2.1.21) ... leggi

    L'amore del Natale non è un bene in saldo (19.12.20) ... leggi

    Santa Lucia non è una questione di età (12.12.20) ... leggi

    Pranziamo con tutti i sensi. Sempre (5.12.20) ... leggi

    L'autunno, che insegna a lasciar andare (28.11.20) ... leggi

    Noi, che allo scoglio urliamo "spostati" (21.11.20) ... leggi

    Affinchè la vita non sia solo lotta (14.11.20) ... leggi

    Ripartire senza un pezzo di sè (7.11.2020) ... leggi

    La lezione dell'anatra (31.10.2020) ... leggi

    GIORNALE DI BRESCIA articoli pubblicati

    Addio maestra la tua luce brillerà per sempre (19.11.20) ... leggi

    Un luogo speciale ti aspetta (30.10.20) ... leggi

    La nostra eredità in una scatola (13.10.20) ... leggi

    E se il re non fosse mai stato davvero nudo? (11.9.20) ... leggi

    Quando l'ultimo genitore se ne va (11.8.20) ... leggi

    GIORNALE DI BRESCIA lettere al direttore

    La differenza? Un’opera d’arte che si può vivere

    Le porte della vita e quella fragola colta nell’erba

    Una goccia pulita da parte di tutti contro la malvagità

    Il Natale? Non è una data ma un incontro

    VivaVittoria mass media e brutture del mondo

    Parigi e la Siria, capire le cause dell’orrore

    Auguri ad una figlia che è dall’altra parte del globo

    La borsa rubata e restituita al proprietario ... leggi tutto

    DIPENDE - GIORNALE DEL GARDA

    Un Uomo libero ... leggi

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    Lettera di fine anno: Vedete anche voi quello che vedo io?

    Mi dica, Signor Ministro, lei ce l’ha, questo coraggio?... leggi tutto

  • bellezzanelquotidiano2

    RIPARTIRE SENZA UN PEZZO DI SÈ 

    Non avrebbe mai pensato che sarebbe stato in ospedale il giorno del suo venticinquesimo compleanno, Daniel, ma l’alcol che gli scorreva nelle vene l’aveva fatto correre a rotta di collo sullo sterrato di montagna e l’ultimo ricordo che conservava, era quello della ragazza sul sellino posteriore della moto con il seno compresso contro la sua schiena. Poi il vuoto e il risveglio notturno qualche giorno dopo in un letto d’ospedale.

    Tutto era immobile mentre Daniel apriva gli occhi; la sua mente, annebbiata e calma, era incapace di ricordare cosa gli fosse successo, così come di riconoscere il luogo dove si trovava. Il silenzio era interrotto solo dai suoni metallici dei monitor e dai passi leggeri dell’infermiera, mentre lui ancora non sapeva che due delle sue vertebre si erano spezzate e che le sue gambe non sarebbero più state in grado di calpestare la terra.

    L’incidente aveva sezionato in due il suo corpo e la sua esistenza che da allora sarebbe stata un prima e un dopo quell’istante che gli aveva portato via un pezzo di sé. Di colpo tutto era cambiato, per fortuna.

    Sì perché quel prima apparentemente esaltante con le numerose competizioni sportive, le donne da consumare, le nottate annebbiate dall’alcol e dal fumo, lo aveva appagato senza riuscire, tuttavia, a colmare il vuoto che lo abitava.

    E allora aveva dovuto ogni giorno alzare l’asticella dello sballo e del pericolo e più l’aveva alzata, più il vuoto lo aveva inghiottito allontanandolo inesorabilmente dalla Vita con la “V” maiuscola.

    Ho conosciuto Daniel cinque anni dopo quel giorno, lui e la vivacità del suo sguardo. Daniel non è solo bello, è un ragazzo pieno di vita; insegna ping pong a chi ha avuto un appuntamento con il destino simile al suo, scia, gioca a tennis, vive con entusiasmo la sua storia d’amore, esce con gli amici, va per boschi, ama dormire da solo in tenda sulla spiaggia, studiare biologia e anatomia, approfondire la scienza dell’alimentazione e le proprietà delle erbe medicinali.

    Adesso Daniel è un appassionato della vita, uno che ama penetrarne i misteri, scoprire i giochi della mente e sperimentare la meraviglia dell’affidarsi con fiducia al cuore. Quel vuoto che lo spingeva a strafare si è colmato e il suo onorare la vita con i tanti interessi non è più un bisogno, ma un rendere grazie.

    Io con Daniel ho solo un problema: quando ci troviamo, immancabilmente ci dimentichiamo della sua paraplegia con annessa sedia a rotelle, finendo per ritrovarci in situazioni ridicole e scoprendo ogni volta che l’unico limite è quello che esiste nella nostra testa perché, alla resa dei conti, si può benissimo prendere una seggiovia e raggiungere la vetta di una montagna anche in sedia a rotelle.

    Daniel è diventato un dono per tutti, la sua capacità di vedere la bellezza ovunque è contagiosa, la sua mente frizza di nuove idee, l’entusiasmo illumina il suo volto. E poi sorride spesso e non solo; lui ringrazia per quello che ha, occhi sani affacciati sul mare della sua Sardegna, braccia forti per stringere gli amici, una mente lucida per dedicarsi ai suoi studi e un cuore grande che non smette di amare la vita e di cogliere il dono di ogni alba portatrice di nuove opportunità.

    7 novembre 2020
    #GiornaleDiBrescia

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  • Ripartire senza un pezzo di se

    Non avrebbe mai pensato che sarebbe stato in ospedale il giorno del suo venticinquesimo compleanno, Daniel, ma l’alcol che gli scorreva nelle vene l’aveva fatto correre a rotta di collo sullo sterrato di montagna e l’ultimo ricordo che conservava, era quello della ragazza sul sellino posteriore della moto con il seno compresso contro la sua schiena. Poi il vuoto e il risveglio notturno qualche giorno dopo in un letto d’ospedale.

    Tutto era immobile mentre Daniel apriva gli occhi; la sua mente, annebbiata e calma, era incapace di ricordare cosa gli fosse



    successo, così come di riconoscere il luogo dove si trovava. Il silenzio era interrotto solo dai suoni metallici dei monitor e dai passi leggeri dell’infermiera, mentre lui ancora non sapeva che due delle sue vertebre si erano spezzate e che le sue gambe non sarebbero più state in grado di calpestare la terra.

    L’incidente aveva sezionato in due il suo corpo e la sua esistenza che da allora sarebbe stata un prima e un dopo quell’istante che gli aveva portato via un pezzo di sé. Di colpo tutto era cambiato, per fortuna.

    Sì perché quel prima apparentemente esaltante con le numerose competizioni sportive, le donne da consumare, le nottate annebbiate dall’alcol e dal fumo, lo aveva appagato senza riuscire, tuttavia, a colmare il vuoto che lo abitava.

    E allora aveva dovuto ogni giorno alzare l’asticella dello sballo e del pericolo e più l’aveva alzata, più il vuoto lo aveva inghiottito allontanandolo inesorabilmente dalla Vita con la “V” maiuscola.

    Ho conosciuto Daniel cinque anni dopo quel giorno, lui e la vivacità del suo sguardo. Daniel non è solo bello, è un ragazzo pieno di vita; insegna ping pong a chi ha avuto un appuntamento con il destino simile al suo, scia, gioca a tennis, vive con entusiasmo la sua storia d’amore, esce con gli amici, va per boschi, ama dormire da solo in tenda sulla spiaggia, studiare biologia e anatomia, approfondire la scienza dell’alimentazione e le proprietà delle erbe medicinali.

    Adesso Daniel è un appassionato della vita, uno che ama penetrarne i misteri, scoprire i giochi della mente e sperimentare la meraviglia dell’affidarsi con fiducia al cuore. Quel vuoto che lo spingeva a strafare si è colmato e il suo onorare la vita con i tanti interessi non è più un bisogno, ma un rendere grazie.

    Io con Daniel ho solo un problema: quando ci troviamo, immancabilmente ci dimentichiamo della sua paraplegia con annessa sedia a rotelle, finendo per ritrovarci in situazioni ridicole e scoprendo ogni volta che l’unico limite è quello che esiste nella nostra testa perché, alla resa dei conti, si può benissimo prendere una seggiovia e raggiungere la vetta di una montagna anche in sedia a rotelle.

    Daniel è diventato un dono per tutti, la sua capacità di vedere la bellezza ovunque è contagiosa, la sua mente frizza di nuove idee, l’entusiasmo illumina il suo volto. E poi sorride spesso e non solo; lui ringrazia per quello che ha, occhi sani affacciati sul mare della sua Sardegna, braccia forti per stringere gli amici, una mente lucida per dedicarsi ai suoi studi e un cuore grande che non smette di amare la vita e di cogliere il dono di ogni alba portatrice di nuove opportunità.