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FARE DELLA PROPRIA PASSIONE UNA PROFESSIONE

La questione non è cosa facciamo, ma come lo facciamo.

Ricordo, in proposito, una colazione che gustai anni fa alla stazione centrale di Milano in un momento di massima concitazione mattutina. Tre file di persone e, dietro il bancone, la Bellezza nel Quotidiano dei due baristi che, immersi nella recita di quella che sembrava una gag comica, si facevano in quattro per servire e scherzare con tutti.

Fra una spremuta per la «bella rossa» e un caffè per il «baffo del west», prendeva vita la meraviglia di chi lavora con passione regalando ad ogni sguardo un’attenzione dedicata o una battuta come «Sarebbe il colmo se lei perdesse il rapido a causa di quest’espresso», o «Signora, che differenza c’è tra un caffè e un uomo? Direi nessuna visto che entrambi la rendono nervosa».

Se in questo momento fossimo tentati di giustificare con la mancanza di tempo il nostro essere persone seriose che lavorano a testa bassa, dovremmo andare in quel bar all’ora di punta e sperimentare come qualsiasi momento sia perfetto per lasciare che a cantare la vita, sia il nostro cuore.

Perché è questo che succedeva a Milano: in quel bar c’erano due cuori spalancati che incontravano decine di altri cuori parlando con tutti il medesimo linguaggio dell’esistenza che, per sua natura, è spiritosa (piena di spirito).

Stessa cosa succede ogni giorno a Soprazzocco di Gavardo, nel negozietto di alimentari della frazione di San Biagio, dove gli occhi del proprietario irradiano la luminosità propria di chi lavora a cuore aperto.

Claudio, oltre a riempire la storica bottega di antiche curiosità testimoni di una tradizione che resiste con orgoglio all’anonimato dei centri commerciali, celebra in quei 50 metri quadri il dono di ogni incontro, chiamando i clienti per nome e trattandoli con amorevole gentilezza.

Non solo. Claudio confeziona, insieme ai sacchetti del pane, brani e poesie che trova sui libri e sui giornali.

Prima del Covid li fotocopiava, adesso li invia dal telefonino, perché nessuno debba mai sentirsi solo.

Perché lo fa? I motivi che la mente potrebbe addurre sono molteplici, ma ce ne è uno che viene prima di tutti e che anima le giornate di baristi e bottegai sorridenti: chi scopre la gioia del vivere non può che condividerla con chiunque incontri, perché l’entusiasmo (dal greco en dentro, thèos dio, Avere Dio dentro) è una forza incontenibile.

Claudio, liceo classico e studi giuridici, ha preferito alle aule dei tribunali l’incontro quotidiano con la sua gente, per offrire loro un luogo di pace e tranquillità dove, fra musica classica e caramelle Mera & Longhi, l’illusione della separazione potesse lasciare il posto alla ritrovata unità.

Osservando gli occhi luminosi di questi angeli terreni, emerge la serenità che li abita e che accomuna ogni loro gesto e viene da chiederci: noi mettiamo passione in quello che facciamo o ‘tiriamo avanti’? Per scoprirlo spiamoci di primo mattino quando scegliamo fra il sorriso dell’abito leggero, e la smorfia di quello pesante.

Non giudichiamoci, ma osserviamolo con benevolenza per regalarci la libertà di accettare, insieme al nostro vestito, questa manciata di possibilità che, fra drammi e risate, chiamiamo vita.

 
#3luglio2021
#GiornaleDiBrescia


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