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NON È MAI L'ULTIMA SERA. È L'UNICA SERA.

Dopo un anno vissuto all’insegna della privazione della libertà, finalmente Heinz ha agganciato la roulotte alla macchina e attraversato la Germania piena di nuvole e acquazzoni, per trascorrere le vacanze di Pentecoste sulle rive dell’amato Lago di Garda.

L’uomo si ricorda ancora di quella notte emozionante del 1978 quando, a bordo di un maggiolino nero, era  partito con la sua famiglia alle due di notte da Amburgo, per la prima vacanza in Italia.

Seduti sul sedile posteriore, lui e suo fratello Peter erano rimasti incollati ai finestrini del ‘Käfer’ per buona parte dei 1200 chilometri che li separavano dalla meta. Giunti al Brennero, la polizia aveva controllato i documenti e chiesto se avessero niente da dichiarare e lì, i due bambini, avevano tremato perché, all’insaputa dei genitori, avevano nascosto in un tubetto di dentifricio tutti i loro risparmi.

Fra la frontiera austriaca e quella italiana, Heinz e Peter avevano discusso sul da farsi, decidendo poi di non dire nulla del capitale trafugato (50 marchi, circa 25 euro), per timore di perderlo. E invece, pochi metri prima del confine italiano,

«Quel fifone di Peter, che già si vedeva rinchiuso in una prigione di Napoli - dice Heinz - se ne era uscito piangendo e spifferando tutto, mentre il doganiere faceva cenno a mio padre di procedere senza fermarsi».

Da quell’anno, fatta eccezione per l’estate del 2020, Heinz non aveva mai mancato di far visita allo stesso campeggio, posizionando la roulotte fronte lago, con la Rocca di Manerba e l’isola dei Conigli ogni giorno negli occhi.

È sera. Bassa all’orizzonte è appena sorta la luna arancione che distende il suo luccicante strascico ramato sulla superficie immobile dell’acqua. Heinz e signora respirano a pieni polmoni l’inconfondibile profumo di lago, un misto di alghe, sassi e freschezza che, all’indomani, avrebbero cercato di trattenere nelle narici guidando verso casa.

Nei loro sguardi un velo di pacata tristezza, nelle mani  un calice di ‘frizzantino’. Il proprietario del campeggio li raggiunge per salutarli: «E allora, amici miei, tutto bene?»

Heinz, impregnato di rassegnazione che è già nostalgia, bisbiglia: «È l’ultima sera» ma, in risposta, la creatività italiana esclama: «No Heinz, non è l’ultima sera. È la tua unica sera!»

Il tedesco sussulta e balbetta un incredulo «È vero», come se non ci avesse mai pensato, come se non si fosse mai accorto che non è mai l’ultima sera, ma sempre e solo l’unica sera che c’è.

In quanto al giorno successivo, gli era di colpo chiaro che avrebbe gioito degli unici raggi che, all’alba, spuntano dietro il Monte Baldo, dell’unico cappuccino con tanta schiuma, dell’unico abbraccio all’amico italiano e dell’unico viaggio di ritorno da gustare, come il primo di 43 anni addietro, quando ogni accadimento era così eccitante da rendere papabile l’ebbrezza del vivere.

Heinz guarda con gratitudine la luna che adesso si è alzata e troneggia regale nel cielo terso inondando il lago con la sua scia dorata.

Lo sguardo dell’uomo, con il sorriso a fior di pelle, riverbera il guizzo allegro dell’esistenza contenuta in quell’istante così unico e irripetibile che, anche se non infilato in un tubetto di dentifricio, niente e nessuno potrà più portargli via.

 
#12giugno2021
#GiornaleDiBrescia
#foto di Martina Dall'oglio #MartiDall

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