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MA I TEATRINI CONDOMINIALI SONO INDISPENSABILI?

«Signora C., le ribadisco qui davanti all’amministratore, che i cespugli del suo balcone sono troppo alti, attirano i passeri e io ho sempre il balcone sporco» afferma con tono perentorio la signora del secondo piano.

«Vede Sig. Amministratore - risponde calma l’accusata - ho messo la fioriera perché uso quello spazio esterno come ripostiglio e il verde è una vista più piacevole del mio disordine».

«Imparerà a tenere ordine, se è per questo - ribatte inviperita la vicina - le sue maledette piante sono un ricettacolo di uccelli che proiettano i loro escrementi sul mio balcone».

È il turno della signora A. che, rivolgendosi al giornalista del primo piano, esclama: «Non se ne può più dei gatti di sua moglie!»

«Guardi che noi non abbiamo gatti» risponde lui con tono pacato che, fuori casa da mattina a sera, di felini non ne hai mai visti.

«Eccome se li avete: è sua moglie che li attira tutti perché dà loro da mangiare. L’altra mattina ero in bagno, ho tirato su la tapparella e c’era un gatto nero sull’albero che mi fissava! Porta anche sfortuna!»

È la volta del giardiniere accusato dall’insegnante in pensione del piano terra, di aver potato il cespuglio davanti alla sua finestra lasciando ben 4 rami secchi, della famiglia appena trasferita che ha una scarpiera non autorizzata sul pianerottolo,

dei bambini in giardino che schiamazzano e giocano con la palla che rovina i fiori e che una volta ha colpito la signora del secondo piano, del rumore dei tacchi dell’interprete spagnola, del suonatore di Sax che oltre le 8 di sera deve darsi una calmata, e del volume assordante della TV della vecchietta che si ostina a dire di sentirci benissimo.

Si chiude il sipario di quella che sembra una pièce teatrale e io mi chiedo: che sia la sindrome del possesso a farci considerare i vicini come nemici o comunque come usurpatori?

Eppure viviamo di relazioni e, in un mondo di persone che, pur di non sentirsi sole, vanno persino in bagno con il cellulare, perché non provare a percepire la piacevole sensazione di avere un dirimpettaio di pianerottolo con il quale potersi, all’occorrenza, fornire un reciproco sostegno?

La scelta è personale; possiamo guardare in cagnesco chi calpesta la nostra scala, o rilassarci pensando che fuori dalla porta ci sia qualcuno che potrebbe renderci la vita più semplice, farci compagnia in un momento difficile e, in caso di incomprensioni, insegnarci la bellezza del risolvere gli screzi a “tarallucci e vino”.

Quanto più facile sarebbe la vita vissuta senza gli occhiali della tragedia?

I miei genitori tornavano divertiti dalle riunioni condominiali che non vivevano come una battaglia, ma come una commedia umoristica; citavano sempre una frase di Miguel De Cervantes “A tutto c’è rimedio meno che alla morte”, e io dico:

se questi fossero i nostri ultimi giorni di vita, andremmo all’assemblea di condominio con una trafila di accuse in tasca e una maschera scura sul viso, o con una bottiglia di champagne?

E allora cosa vogliamo fare? Aspettare quel giorno per portare in tutte le riunioni un sorriso, o acquistare oggi stesso biscotti e bollicine?

   
#29maggio2021
#GiornaleDiBrescia


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