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LA PACE INCONTAMINATA DELL'ESISTENZA

«Tutto rosso?» urla nel cellulare una signora dall’umore temporalesco. Il battello spazzato dal vento fende le acque del Garda insieme alla trafila di insulti della donna, seduta sul ponte di prua.

Il tempo di porre fine alla litigata, che le invettive esondano già in un nuovo sfogo telefonico: «Come si fa ad essere così…? - impreca mentre l’orizzonte si tinge di tramonto - Uno che non sa fare una, dico una lavatrice, senza rovinare tutto, non è a cento.

E quell’altro? Degno figlio di suo padre! Fuori corso da quattro anni ma, poverino, è da capire. Due calci, altro che da capire! - tuona rabbiosa prima di concludere l’infuocato monologo - Minus habens anche l’impiegata!

Ci credi che ho ancora il water intasato perché quella non riesce a far venire l’idraulico? Una così l’hanno fatta su misura a Botticino!»

Sorrido pensando a scultori operosi che, nelle cave di marmo, scalpellano corpi femminili. La telefonata è terminata. La signora si alza e, barcollando a ritmo di onda, entra nel salone passeggeri trascinando con sé una valigia carica di guai. Nell’aria profumo di alghe e spruzzi di vento rincorrono cirri ramati sotto il tiepido sguardo degli ultimi raggi di sole.

Osservo le nuvole; sono ovunque. Si addensano e si sciolgono mostrandoci la natura apparentemente solida e al tempo stesso evanescente, dei problemi che, come poc’anzi la signora, vediamo dappertutto: in chi frequentiamo, sul lavoro, negli eventi.

I colpevoli delle nostre ansie sembrano essere là fuori e ne siamo più che convinti giacché il dramma che oggi si sta consumando davanti ai nostri occhi, è ben visibile a tutti. Ma come staremo quando i rumori-dolori che ci trapanano cervello e cuore, svaniranno?

Ci sentiremo sollevati, questo sì, ma non profondamente in pace perché la pace, quella autentica, non è mai dipesa né da un miglioramento, né da un peggioramento della nostra qualità di vita.

Guardo il lago spumeggiante, i gabbiani che sghignazzano e lo sfondo del cielo che, dietro le velature, non cambia. Che sia simile a questo sfondo, la pace? Una condizione sempre uguale a se stessa che resta immutata qualsiasi cosa accada in superficie?

Quando viviamo increspati dalle ansie che abbondano a pelo d’acqua, accusiamo tutto e tutti dei nostri turbamenti e, mentre puntiamo l’indice, tre dita sono rivolte verso di noi, come ad indicarci la via.

Se il nostro star bene o star male, infatti, dipendesse da fattori esterni, non saremmo uomini e donne liberi, ma esili barchette in balia dei venti.

Ma così non è perché niente e nessuno potrà mai limitare la nostra libertà interiore che, come la quiete profonda, è una personale e inattaccabile dotazione di base.

Come permettere alla pace dell’esistenza di venire a galla?

Possiamo iniziare cercando in noi la causa delle nostre ansie; se avremo il coraggio di vederla, smetteremo di incolpare gli altri e, sgravati dal rabbioso peso delle invettive, la pace emergerà spontaneamente perché è già in noi e non si è mai mossa da lì. Come lo sfondo del cielo.

La motonave attracca al molo del porto. Il silenzio avvolge l’aria ancora pregna di carezze dorate.

La signora scende con passo da bersagliere. Poco distante un cigno addormentato nella culla del lago, riposa tranquillo immerso nella pace infinita che pervade ogni anfratto di vita.

 
#24aprile2021
#GiornaleDiBrescia


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