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LE PAURE CI CONDIZIONANO SE NON LE CONOSCIAMO

Ci accompagnano fin dalla nascita, ma possono condizionarci solo se non le conosciamo: sono le paure. Vivono nelle nostre profondità e, se vogliamo, possiamo osservarle. E accarezzarle.

Non è facile scoprirle perché sono abilissime nel nascondersi, ma focalizzando l’attenzione sui nostri comportamenti, alcune di loro, come la paura dell’abbandono, la paura del non valere e la paura del lasciarsi andare, si paleseranno ai nostri occhi.

Alfredo è un avvocato di grido, non l’ho mai visto senza giacca e camicia fresca di bucato (deve averne uno stock persino nell’armadio dell’ufficio).

Agli occhi del mondo è un vincente: sul lavoro difficilmente perde una causa, nella vita privata cambia donna ogni volta che finisce un tubetto di dentifricio, è un formidabile sportivo e, nelle conversazioni, eccelle grazie all’innata simpatia e ad una cultura onnicomprensiva dello scibile umano.

Un giorno, per caso (sempre che i casi esistano), Alfredo ha incontrato le parole di Pier Giorgio Caselli, un fisico, anzi un Maestro, che gli ha mostrato tre timori che accompagnano l’esistenza umana. Per il grande Alfredo accorgersi di averli tutti, è stato come ricevere un diretto alla testa da KO tecnico.

In quell’occasione, infatti, il grande avvocato ha visto come all’origine del suo cambiare spesso donna, non ci fosse una libera scelta, ma un mollare per paura di essere abbandonato;

nel lavoro, poi, il suo sbaragliare senza scrupoli gli avversari, era dettato dal dover dimostrare quanto valeva perché ai tempi della scuola, l’elogio paterno in occasione dei bei voti, aveva generato in lui l’equazione inconscia: essere bravo = valere (non essere bravo = non valere).

Dopo la paura dell’abbandono e la paura del non essere granché, Alfredo ha contattato anche la terza paura, quella del lasciarsi andare, e si è accorto di come la battuta brillante e le competenze da sfoderare al momento opportuno, fossero atteggiamenti causati dal timore di essere semplicemente se stesso.

Superata la scossa emotiva generata dalla visione delle tre ospiti, Alfredo è rinato e i suoi occhi, oggi, risplendono di una luminosità nuova che riflette la bellezza della libertà.

«Quando Pier Giorgio ha detto che l’uomo coraggioso non è colui che non ha paura, ma colui che non ha paura di aver paura e che, quindi, accetta le proprie paure - mi ha confidato Alfredo con il sorriso della primavera addosso - mi sono sentito leggero. Di più. Mi sono sentito volare!

È stato come trovarmi sull’orlo del precipizio della poesia di Logue, quella che racconta il dialogo fra un Maestro e i suoi discepoli: “Venite verso l’orlo del dirupo. Potremmo precipitare! Venite verso l’orlo del dirupo. È troppo alto! Venite verso l’orlo del dirupo. Ed essi vennero. E lui li sospinse. Ed essi volarono”.

Sai, Bianca, quando sei libero, non ti interessa più vincere ad ogni costo perché vai bene così come sei. Che liberazione!

Se poi una donna ti molla, pazienza! Tanto non c’è differenza alcuna fra abbandonare ed essere abbandonati, ma c’è un abisso fra l'ignorare e il conoscere le proprie paure.

Quando però le vedi, non ne sei più schiavo, e ti rilassi. Allora sì che vivi. Vivi davvero!»

 
#17aprile2021
#GiornaleDiBrescia


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