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DOMANI È PRIMAVERA, CELEBRIAMO!

Lo sento nello sbuffare del lago, nel rombo del tuono che rabbuia il cielo, nelle gocce pesanti che annunciano lo scroscio, nella pianura riarsa che, all’improvviso, si disseta. È nelle rocce che si tingono di rosa e nel vento che mi percuote. È nel bosco che attende l’esplosione della gioia, nella risata argentina delle primule, nella danza dei merli.

Lo respiro nelle foglie secche ancora strette ai rami di quercia, nelle lamelle d’ulivo che riflettono i baci del sole, nel chiacchiericcio delle viole lungo il torrente.

Lo vedo ovunque, impregna l’intera creazione. È l’Amore.

Celebriamolo domani mattina a colazione, per ringraziare l’arrivo del primo giorno di primavera e del nostro essere ancora qui, acciaccati e malconci, delusi e preoccupati, sorridenti e speranzosi, ma ancora qui a vivere l’esplosione dell’amore che niente e nessuno potrà fermare.

Ingrediente numero uno, un fiore, testimone gentile della Forza che ci ama. Se così non fosse, Lei, la Vita, non avrebbe creato un’infinità di variopinte opere d’arte dai petali perfetti, dal timido effluvio, dal rigoglioso splendore.

La musica potrebbe essere il «Buongiorno a te» di Pavarotti, un inno alla vita da diffondere ad alto volume nell’aria: «È danzando la vita che tu imparerai, che ogni grande proposito è un passo che fai, è un giorno nuovo e prego che sia tutto da ballar… con te!»

Ci pensate alla meraviglia di migliaia di finestre aperte che inondano le strade di musica mentre, sintonizzati nel salutare la primavera, cantiamo o danziamo il valzer in cucina, sul terrazzo, per strada, in macchina?

Questa non è mancanza di rispetto nei confronti della sofferenza umana, ma è volgere ogni giorno l’attenzione verso ciò che di bello la vita ci dà.

Infine potremmo gustare, a piccoli sorsi, parole a noi care; le mie saranno di Rudyard Kipling che in «Se» scrive: «(…) se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono, (…) se riesci, incontrando il successo e la sconfitta, a trattare questi due impostori allo stesso modo, (…) o vedere le cose per le quali hai dato la vita distrutte, e umiliarti, e ricostruirle con i tuoi sentimenti ormai logori,

(…) se riesci a ricominciare da dove iniziasti, senza dire mai una parola su quello che hai perduto, (…) se  riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più, ed a resistere quando ormai in te non c'é più niente tranne la tua volontà che ripete “resisti!”, (…) allora tua é la terra e tutto ciò che é in essa e, quel che più conta, sarai un uomo, figlio mio».

Insieme ai tanti «se» che ci spezzano dentro rubandoci la voglia di festeggiare, può esserci una tovaglia fresca di bucato e un «grazie» ai rintocchi fedeli del nostro cuore che, anche quando la tristezza ci strizza le viscere, sempre ci sorregge.

Mentre procediamo a fatica, il sipario sta per aprirsi sulla luce del nuovo inizio, il mondo si tinge di rinascita e la bellezza ci avvolge nelle nuvole che ci sovrastano e nella terra che si lascia calpestare.

C‘è Qualcosa di immenso fuori e dentro di noi, non dobbiamo aver paura, la sensazione di essere separati è illusoria: non siamo soli, non lo siamo mai. Sorridiamo. È primavera!

Link al Buongiorno a te di Pavarotti

   

#20marzo 2021
#GiornaleDiBrescia


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