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LA REALTA' OLTRE LA TENDA DELL'ILLUSIONE

Era da alcuni mesi che non vedevo Marta, una bella signora dalla mente vivace e lo sguardo curioso che porta i suoi ottant’anni con brio e disinvoltura.

Il giorno prima del nostro incontro, al telefono, mi aveva detto una frase che mi aveva attorcigliato addosso un punto di domanda: «Ti avverto che mi troverai molto invecchiata».

Cosa poteva esserle successo? Ebbi la risposta il mattino seguente quando ci vedemmo.

Marta non era affatto cambiata, era elegante, fresca di parrucchiere, misteriosa dietro i grandi occhiali alla Sophia Loren ma, come poi mi spiegò, il problema risiedeva nei suoi occhi che, dopo un’operazione di rimozione della cataratta con correzione di un difetto visivo, si erano riaperti su un nuovo mondo.

«Quando sono stata dimessa e ho cercato il telefono in borsa, mi sono vista le mani. Erano mani da vecchia! Io non avevo quelle vene e quelle macchie prima dell’operazione! Ero sconvolta e ancora mi mancava il viso, non ti dico lo shock, perfino i denti erano orribili, ho dovuto subito sbiancarli. E i miei figli? Pensavo fossero belli, invece erano brutti! Per non parlare di tutti gli altri…»

Quel giorno, oltre a chiedermi quanto decrepita apparissi agli occhi di Marta, mi sono interrogata sulla visione nostra sul mondo e del mondo su di noi.

È stato allora che ho scorto il velo, quello che, per ingentilire la realtà, costruiamo sugli occhi opacizzando, giorno dopo giorno, il cristallino, cioè la lente che ci permette di mettere a fuoco le immagini;

iniziamo con una sottile tendina mentale quando quel che ci si palesa innanzi non ci va, come l’invecchiamento, la falsità, l’abbandono, la solitudine, l’ingiustizia e, se il nostro sguardo continua a inquadrare situazioni che ci infastidiscono o ci turbano, il velo del «vorrei non averlo visto» si inspessisce e mi chiedo se, negli anni, non potrebbe passare dalla psiche al soma, trasformandosi in cataratta o altro difetto oculare.


Gli occhi, infatti, rappresentano la nostra capacità di guardare noi stessi, gli altri e la vita, a volte con mente aperta e curiosa (occhi grandi), altre con mente analitica e riservata (occhi piccoli) e se iniziamo ad avere problemi di vista, oltre che andare dal medico o impegnarci nel Visual Training (ginnastica oculare), chiediamoci: riusciamo ad accettarlo il film che ci scorre innanzi o, per non vederlo, stiamo costruendo e anteponendo alla scena reale, la nostra pellicola autoprodotta?

In quanto alla visione del mondo su di noi, ne siamo condizionati?

Quanto importante è apparire in un certo modo e quanta paura abbiamo di mostrarci per quello che siamo?

Per saperlo mettiamoci davanti allo specchio: se ci vediamo pieni di difetti e sorridiamo, siamo liberi; se, invece, ci scopriamo vittime del nostro e altrui giudizio, siamo schiavi. L’importante non è essere né l’uno, né l’altro, ma notarlo, giacché osservarci oltre la tenda dell’illusione, è il primo passo per aprirci ad una visione altra che, nel profondo di noi, esiste già.

A questo punto, prigionieri o liberi spettatori del nostro sguardo che siamo, non ci resta che celebrare la bellezza di questa nuova consapevolezza, regalandoci il piacere di contemplare la perfezione di un fiore, di una ruga, di una tazzina fumante di caffè. Corretto sorriso.

 

   
#6 marzo 2021
#GiornaleDiBrescia


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