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ABBIAMO BISOGNO DI ESSER VISTI PER SENTIRCI VIVI

È possibile che si arrivi a litigare con un amico per non averlo taggato in un post, come se la vita virtuale fosse più importante della vita reale, e apparire fosse diventato sinonimo di valere? Abbiamo bisogno di essere visti per sentirci vivi e meritevoli? Quanto le nostre azioni sono animate da nobili cause e quanto dal bisogno di metterci in mostra?

Per comprenderlo possiamo farci aiutare da questa Quaresima che, indipendentemente dal nostro credo, ci indica tre possibili vie per guardare, attraverso il nostro bisogno di essere visti, le prigioni che ci abitano insieme alle soluzioni per uscirne.

L’attesa della Pasqua, infatti, «ci fa entrare nell’autenticità facendoci sperimentare tre luoghi dove imparare a disintossicarci dal bisogno di essere visti, per recuperare il bisogno di essere veri - dice Don Rinaldo Bellini dall’Eremo di Sant’Emiliano di Padenghe sul Garda - Nessuno può risorgere se non accetta di morire a ciò che lo imprigiona».

Le prigioni da rompere evidenziate dal Don sono tre: l’ego-ismo, il bastare a noi stessi e l’essere schiavi delle nostre mancanze. Se ci caliamo nella quotidianità, ci sarà facile individuare queste costanti che ci accompagnano e rendono pesante il nostro procedere.

Quanto più facile sarebbe affrontare la vita se il nostro piccolo io scomparisse, se invece di sentirci soli, fossimo consapevoli dell’aiuto immenso che abbiamo a disposizione, e se trovassimo un cibo che sazia i nostri molteplici appetiti?

La Quaresima ci suggerisce tre modalità universalmente valide, perché la questione non ha a che vedere con la nostra religiosità, ma con la spiritualità della vita, quel lato di noi al quale non possiamo sottrarci perché ci costituisce, come afferma anche il matematico e fisico ateo, nonché premio Nobel, Roger Penrose:

«La coscienza quantistica di ogni essere vivente è indipendente dal corpo e potrebbe sopravvivere alla morte del cervello, per sopravvivere sotto diverse forme. Come? Nell’esistenza infinita…»

Ecco allora elemosina, preghiera e digiuno, gli strumenti quaresimali che ci possono aiutare a guarire il nostro bisogno di apparire.

L’elemosina, cioè l’accorgerci che non c’è solo un ‘io’, ma anche un ‘tu’ e che prenderci cura degli altri, in assoluto anonimato, ci affranca dal pensare solo a noi stessi;

la preghiera, comunque noi la concepiamo, che è liberante nella misura in cui ci fa vedere i nostri limiti e ridimensiona il nostro delirio di onnipotenza e visibilità;

infine il digiuno che, grazie allo stomaco vuoto, ci aiuta a percepire le nostre mancanze e a scoprire come svincolarcene.

Se, quindi, desideriamo utilizzare queste settimane per la nostra crescita personale, osserviamolo il nostro bisogno di essere visti e affidiamolo alla Vita, perché non vale la pena correre per «guadagnare il mondo intero» se nella fretta perdiamo di vista la nostra anima intesa come Chi realmente siamo, e non come chi ci affanniamo a mostrare di essere.

Forse, così facendo, non conquisteremo il pianeta, ma potremmo sfiorare la Bellezza nel Quotidiano che porta in sé la gioia di esistere.

 

 
#20 febbraio 2021
#GiornaleDiBrescia
 

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