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FAR DEI GIORNI A VENIRE UN CAPOLAVORO DEL CUORE

Quest’anno è iniziato con un incontro bellissimo: Chiara Lubich, una ragazza che ha fatto di ogni suo giorno, un capolavoro. È successo domenica scorsa guardando su RAI 1 il film sulla sua vita ambientato a Trento durante la seconda guerra mondiale, quando la città era bombardata dagli alleati e violentemente occupata dalle truppe naziste.

La giovane Chiara insegnava alle elementari e studiava filosofia, ma quello che la rendeva straordinaria era il suo cuore, l’ascolto che ne faceva e il coraggio infinito che da quell’ascolto scaturiva.

Mi sono interrogata sulla parola ‘coraggio’ che viene da ‘cor habeo’, ‘avere cuore’ e sul suo contrario, la paura, e mi sono chiesta: che si abbia paura quando non si è nel cuore? La dimostrazione vivente l’ho trovata nella ventitreenne Chiara che, fra morti, violenze e case sventrate, infiammata d’amore per Gesù, non ha avuto paura.

E noi? In questo inizio anno vogliamo riflettere su come fare dei giorni a venire il nostro capolavoro del cuore?

Dopo tutto se siamo vivi è perché abbiamo ancora qualche carta da giocarci e, per farlo, non è necessario avere un progetto ben delineato, nemmeno la Lubich lo aveva; lei voleva solo rispondere al dolore della guerra cercando di essere d’aiuto a più persone possibili e, semplicemente, faceva per tutti quel che noi facciamo per coloro che amiamo.

Mi è piaciuto sentirla dire, in un’intervista, che molti uomini non vivono perché non vedono, e non vedono perché guardano al mondo con i loro occhi invece che con l’occhio di Dio.

Lei, grazie a quello sguardo divino, percepiva il misterioso legame che unisce uomini e cose e, fra paura (buio) e amore (luce), le forze che governano l’umanità, si era abbandonata totalmente all’amore facendosi strumento di luce nelle mani di Dio.

Nel film, poi, ci sono due frasi dalla potenza dirompente; una è verso la fine quando suo fratello, ex partigiano, si trova davanti l'uomo che l’ha fatto torturare e Chiara dice: “Decidi tu cosa fare di lui. Ricordati che non c’è futuro senza perdono”.

L’altra viene pronunciata in un momento difficile quando un’amica afferma: “Non c’è rosa senza spina” e Chiara risponde: “Non c’è spina senza rosa”, come a dire che su ogni lacrima fiorisce un sorriso nuovo, quando ci si arrende fiduciosi all’amore.

E allora sorrido. Sorrido a quella luce indomabile che tutti abbiamo nel cuore quando siamo innamorati e non vediamo vette irraggiungibili, ma solo montagne mai troppo alte da scalare, e sorrido al 2021 che sarà l’anno dell’amore se, come Chiara, guarderemo ogni persona con l’occhio di Dio o, se non crediamo in Dio, con l’occhio dell’amore.

Il risultato lo vedremo dai frutti che il nostro albero produrrà; se da quella ragazza trentina che nel ’43 distribuiva cibo e vestiti è nato il Movimento dei Focolari presente in 182 paesi, cosa nascerà da ognuno di noi?

Intanto che turbati pensiamo ai problemi del mondo, mi piace immaginarci mentre riconosciamo il buio della nostra paura e lasciamo che la Luce di questa consapevolezza lo dissipi.

Non siamo soli, nessuno di noi lo è e comunque, se dovessimo sentirci persi, ricordiamoci che fra il dire e il fare c’è di mezzo… l’incominciare a fare, di ogni giorno, un’opera d’arte.

 

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#9 gennaio 2021
#GiornaleDiBrescia
 

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